tag: università

Il lavoro al futuro

Una regione per cervelli fertili, questo vorrei che divenisse il nostro territorio.

Un luogo dove le intelligenze e la creatività siano premiate, dove lo studio e la ricerca siano considerate una preziosa risorsa per tutta la comunità e non un peso per le famiglie o un inciampo del quale liberarsi al più presto.

Investire nel futuro dei giovani, fare in modo che lo studio divenga un piacere si può e si deve fare. L’estensione delle borse di studio, una politica degli alloggi a prezzi contenuti, abbonamenti gratuiti per la mobilità locale, luoghi collettivi per la ricerca e lo studio, accesso alla formazione, stage retribuiti: sono impegni che la regione deve assumere per cambiare il volto delle nostre città e dei nostri paesi, trasformandoli in poli di sviluppo e richiamo internazionale. Va estesa e resa un diritto universale (e non solo un sostegno ai più bisognosi) la legge sul reddito minimo garantito, considerandola un diritto di tutti, soprattutto dei giovani.

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Numerose attività di formazione e ricerca sono finanziate dall’Unione Europea: è necessario e possibile un utilizzo più ampio di tali fondi, esercitando un controllo e una valutazione puntuali su beneficiari e risultati conseguiti.

Valorizzare l’inventiva e il talento dei giovani significa premiare le eccellenze: università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e private possono concorrere alla costruzione di una rete interuniversitaria, aperta alla collaborazione con le imprese, stimolando lo sviluppo della creatività, in particolare di giovani e donne, e sostenendo le iniziative indipendenti. Ricerca scientifica e innovazione tecnologica, integrate con le arti e i beni culturali, possono attrarre risorse e determinare uno sviluppo imprenditoriale utilizzando un contesto, quale il nostro, unico al mondo.

I lavori della conoscenza sono e saranno sempre più il volto del nostro secolo: la formazione permanente, la mobilità e il cambiamento rappresentano la vera sfida del futuro. Il desiderio di migliaia di giovani, non è un posto fisso magari ottenuto per favore, ma di vedere riconosciuto il proprio valore e di poter partecipare alla crescita della propria comunità.

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L’aria che piace al Presidente Napolitano

Il Presidente della Repubblica, in visita a Tor Vergata, ha detto, compiaciuto: “Qui si è respirata una bella aria, altrove c’è la bolgia“.

Non so a cosa si riferisse Napolitano, non avrei comunque potuto saperlo.

La conferenza per il 150 anno dell’Unità d’Italia alla quale il Presidente è intervenuto, organizzata dalla Facoltà di Lettere dell’Università presso cui insegno da cinque anni, era infatti riservata ai soli invitati, ai docenti ordinari e senatori accademici dell’Ateneo.

Preclusa quindi ai docenti a contratto, ai ricercatori, agli studenti. Anzi, la Facoltà per l’occasione è stata proprio chiusa a tutti coloro che la animano quotidianamente, le persone che rendono le università quei luoghi aperti alla ricerca, alla condivisione e produzione del sapere.

Forse al Presidente farebbe bene una maggiore disponibilità all’incontro e al confronto con i giovani che dovrebbero rappresentare il futuro del nostro Paese.

Nel video qui sotto la visita di Napolitano all’Università della Calabria l’anno scorso. Anche in quella occasione, nella platea tanti politici e accademici…

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Brutte notizie

Ieri è stata una pessima giornata.

Università suicida

Il Consiglio di Facoltà dell’Università di Tor Vergata ha deciso di chiudere il Corso di Laurea Magistrale dove insegno. Brutto il voto, ma brutta soprattutto la modalità con la quale si è giunti a tale decisione: nessuna analisi dei dati e del lavoro svolto dal nostro e dagli altri corsi, un accordo evidentemente preesistente che ha condotto al voto quasi unanime del CdF (solo 16 voti contrari: 4 docenti e tutti i rappresentanti degli studenti), l’assoluta mancanza di considerazione per gli studenti e le loro opinioni (qui la causa su Facebbok). Il 15 la decisione diverrà operativa con l’invio al CUN dell’offerta formativa della Facoltà: fino a quel momento è ancora possibile sviluppare tutte le azioni per evitare che tale decisione scellerata divenga esecutiva.

Bagni atomici

Dal Senato, intanto, via libera per il ritorno al nucleare in Italia. Con 142 sì e 105 no (sì di Pdl e Udc, no di Pd e Idv) viene data al governo la delega per localizzare i luoghi di costruzione degli impianti, lo stoccaggio del combustibile, il deposito dei rifiuti radioattivi. Ma dove saranno costruite le famigerate centrali? Probabilmente vicino al mare, là dove c’è acqua sufficiente per gli impianti di raffreddamento.

Rei di fuggire dalla miseria

Al ddl sulla “sicurezza” manca solo il voto conclusivo che arriverà con la fiducia di domani. Ieri il primo sì a un provvedimento che ruota attorno alla filosofia perversa di considerare automaticamente responsabile di un reato chiunque (anche un neonato) sia entrato, privo di permesso di soggiorno, in territorio italiano. L’Onu ci attacca e l’Alto commissariato per i rifugiati stigmatizza il governo italiano, le violazioni della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea si moltiplicano. I singoli provvedimenti (ronde, postini-spia, schedature per homeless, detenzione nei cies fino a sei mesi, ecc.) rappresentano un elenco ignobile, ma è il pensiero ispiratore che confligge con qualsiasi idea di umanità e mi fa vergognare di essere italiana.

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Un Corso di Laurea “messo a tacere”

Dal 2005 insegno “Economia e gestione delle imprese editoriali” all’Università di Tor Vergata. Il Corso, che fino al 2007 si è chiamato Laurea Specialistica in “Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo”, dal 2008 è divenuto Laurea Magistrale in “Informazione e sistemi editoriali”, come previsto dal nuovo ordinamento.

L’esperienza che ho avuto l’opportunità di vivere insegnando in questo Corso è stata spesso faticosa, sommandosi alla direzione della casa editrice, un lavoro per me già tanto impegnativo. È stata a volte divertente, quando con gli studenti abbiamo condiviso con intelligente ironia la capacità di osservare il mondo con occhio attento e critico. È stata sempre stimolante, ancor più quando avvertivo uno scarto tra quanto andavo raccontando e l’assenza di una partecipazione attiva durante le lezioni.

Ho scoperto la passione per la didattica, una pratica che solo marginalmente, e in contesti assai diversi, avevo frequentato in passato. Ne ho potuto apprezzare la continua sollecitazione a misurarsi con le proprie convinzioni, la necessità di imparare a comprendere per spiegare, il richiamo al rigore e alla sistemazione delle proprie idee ed esperienze: faccende utili per me, prima di poterlo diventare per gli studenti.
Ho anche potuto apprezzare e condividere, pur tra le molte difficoltà che ne hanno segnato la vita in questi anni, l’impegno con il quale il Corso è stato orientato e diretto, ponendo una costante attenzione agli studenti, ai loro bisogni ma più ancora ai loro diritti.

Non è dunque per caso che il Corso, nonostante la sua breve vita, abbia ottenuto risultati rilevanti: uno dei corsi migliori della Facoltà per numero di iscritti (551 in 4 anni), percentuale dei laureati (58,7% nel biennio 2006/2008, un dato superiore alla media nazionale), qualità della didattica.

Ci si aspetterebbe che la Facoltà investisse su un Corso con tali caratteristiche, per esempio impegnandosi a integrare e sostituire, con un maggior numero di insegnamenti di ruolo, l’eccessiva presenza di docenti “a contratto”, presenza peraltro necessaria a garantire quella pluralità di conoscenze, competenze, sguardi che una Laurea di secondo livello dovrebbe proporsi come vincolo irrinunciabile.
Invece accade il contrario. Il 6 maggio scorso, durante la riunione dei presidenti dei Corsi di Laurea, il Preside ha proposto di “mettere a tacere”, per il prossimo anno, “Informazione e sistemi editoriali”; e di annetterlo a quello di “Progettazione e gestione dei sistemi turistici” (la ragione di tale scelta ha il sapore di una beffa ulteriore; qui l’elenco di tutti i Corsi di Laurea Magistrale) a partire dall’a.a. 2010/2011.
La decisione, se non sarà scongiurata, verrà votata dal prossimo Consiglio di Facoltà, martedì 12 maggio.

Ecco, se ho scelto di accettare la candidatura con l’Idv è anche perché in Italia questo può divenire un evento nella norma, qualcosa di cui non stupirsi, per cui non indignarsi e ribellarsi. Qualcosa che, operando quotidianamente sulla nostra pelle, crea i presupposti per le “riforme” peggiori, i tagli indiscriminati, le astratte invocazioni di un merito perduto chissà dove. Ma un atto come questo funziona soprattutto come dispositivo che mortifica e assoggetta, facendo apparire vana ogni forma di resistenza; e rende la formula “mettere a tacere” sinistramente adeguata nel restituire il senso di precise scelte di politica culturale.

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Università: quanto ci costa studiare

Poco più della metà degli iscritti all’Università italiana è in regola con il corso di studi. Il 47% è rappresentato da chi ha abbandonato, è fuori corso o ripetente e anche i laureati diminuiscono del 2%: per la prima volta da quando è in vigore il così detto 3+2 (fonte MUR).

Ma anche le immatricolazioni calano: per l’anno accademico 2008/09 -4,4% rispetto all’anno precedente. Solo il 67% dei diplomati (che invece aumentano) ha scelto di iscriversi all’università l’anno scorso, contro il 75% dell’anno prima.

Bamboccioni che restano a casa a far nulla (giacché il lavoro non è che abbondi, là fuori dalle aule accademiche…)? Fannulloni i professori che non riescono ad attrarli? Varrebbe la pena riflettere meglio su altri dati, per esempio il costo che affrontano le famiglie per gli studi universitari.

Tra il 2002 e il 2007, a fronte di un incremento del 22% (prima delle defezioni viste sopra), la spesa affrontata dagli studenti è passata da 1 miliardo e 100 milioni di euro a 2 miliardi e 79 milioni (l’89% in più). Di questi oltre 2 miliardi, una minima parte, 260 milioni, sono stati spesi per incrementare i servizi a favore degli studenti (borse di studio, prestiti, alloggi, ecc.).

Mentre si pontifica sulla necessità di mettersi al passo con i tempi (efficienza, competitività, ecc.) e si magnificano le virtù dell’innovazione (ma quale? in quale direzione?), si riducono le risorse, soprattutto quelle che, direi “naturalmente”, dovrebbero tornare, sotto forma di servizi e prestazioni ai legittimi destinatari.

Non c’è da stupirsi, dunque, se le decisioni assunte dal governo (contenute nella famigerata legge 133/2008) siano state vissute come la goccia che fa traboccare il vaso, e nell’autunno scorso si sia sollevata la ribellione degli studenti (e di molti docenti).

Aprirò un confronto su quanto sarà possibile fare, dal Parlamento europeo, per invertire scelte politiche nefaste, non solo per il sistema formativo e la ricerca, ma per il futuro stesso del nostro Paese: lo farò a partire da coloro che considero i primi interlocutori per qualsiasi intervento che riguardi l’università, gli studenti.

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