regionali 2010

Offesa e indignata

7/03/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Queste sono davvero pessime giornate. Una pensa che il limite sia stato raggiunto, che peggio di così eccetera eccetera. Invece ecco che arriva l’ennesima mazzata e capisci quanto i saggi fossero veramente saggi ricordando che il peggio non è mai morto.

Quello che mi offende e mi indigna non è tanto il fatto che il governo abbia varato un decreto “interpretativo” (sì, ciao) che è la quintessenza dello strapotere berlusconiano, quanto che il Presidente della Repubblica lo abbia sottoscritto.

Se Napolitano sia stato minacciato non lo sapremo mai, quello che sappiamo è che un Presidente della Repubblica non si piega alle minacce: è stato eletto proprio per le qualità che dovrebbero renderlo, meglio di altri, preparato a resistervi.

Il decreto forza la mano dei Tribunali regionali che in queste ore stanno decidendo l’ammissibilità o meno delle liste per le prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo. E obbliga i giudici a ignorare la legge esistente (quella in base alla quale le elezioni sono state indette e tutti vi stiamo partecipando), adottando nuovi criteri per emettere la sentenza.

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Perché, come scrive Ferdinando Imposimato, “Il decreto (’salva-lista’ n. 29 del 5 marzo 2010) stravolge le regole non le interpreta“, in quanto: “la legge chiara non richiede interpretazione, specie da chi è parte in causa, come il governo”. E aggiunge che “il Presidente della Repubblica non poteva firmare il decreto, che non spiega ma introduce una nuova regola, stravolgendo, a vantaggio di una parte, quella esistente“.

Ma la faccenda più assurda è che la nuova regola stabilisce che la presenza di una persona nell’ufficio elettorale equivale alla consegna della lista elettorale. Come se fosse sufficiente entrare in un ufficio postale per dimostrare di aver pagato un conto corrente, entrare nell’atrio scolastico per risultare presenti alle lezioni, recarsi dove si svolge un concorso per parteciparvi. Citando ancora Imposimato: “si viola la legge attraverso un’altra legge che introduce una regola sbagliata“.

Così contano sulla riammissione della lista del Pdl, non presentata nel Lazio per la provincia di Roma, a causa della ormai nota assenza dal tribunale dei rappresentanti che erano stati incaricati del compito.

Accenno brevemente alla vicenda riguardante la Lombardia: per la lista di Formigoni, come scrivevo qui, appariva già piuttosto probabile l’ammissione senza ricorso a leggi speciali. Così è stato, come dimostra la decisione di ieri del Tar, che pare essere stata presa senza tener conto del decreto “salva liste”, non ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale quando i giudici hanno iniziato la camera di consiglio.

Dunque torniamo al Lazio, che appare la causa principale del mostro giuridico partorito dal governo e sottoscritto da Napolitano.

Il Presidente Napolitano, per spiegare la sua decisione, ha pubblicato sul sito del Quirinale una lettera di risposta a due cittadini nella quale fa riferimento unicamente al caso lombardo: “Non era sostenibile – scrive Napolitano – che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo”.

Il Presidente tace sul Lazio, poiché qui, come ben spiega la giudice Anna Argento (Presidente della Prima Sezione della Corte d’Assise di Roma – denunciata per abuso d’ufficio!) “nulla avevamo, non si poteva valutare una lista che materialmente non esisteva“:

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Il Presidente Napolitano fa genericamente appello alla necessità di garantire il “diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi” ma è opportuno ricordare che, nella provincia di Roma (quella dove la lista del Pdl non è stata ammessa) gli elettori avrebbero comunque potuto votare la lista della candidata governatrice e altre quattro liste apparentate regolarmente presentate nei termini: Udc, La Destra-Storace, Udeur, Movimento per Roma e per il Lazio di Michele Baldi.

La lista esclusa, quella del Pdl, è però una lista che muove tanti, troppi soldi perché i candidati che vi sono inclusi potessero trovarsi fuori dai giochi: a loro è dedicato il decreto interpretativo. Loro non fanno le file e non si occupano di presentare le liste; loro la politica la fanno promettendo ed elargendo favori (ed esigendone di salatissimi in cambio).

Firmando il decreto del governo il Presidente Napolitano ha preferito difendere i loro interessi anziché quelli dei cittadini che rispettano le regole.

Ma la partita non è chiusa: i giudici del TAR possono sollevare la questione di Costituzionalità per violazione dell’art. 3, “la legge è uguale per tutti“; e la Regione Lazio ha già annunciato che muoverà davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di competenza contro il decreto legge interpretativo.

E poi ci siamo noi cittadini, che abbiamo il diritto e il dovere di ribellarci a un sopruso che ancora una volta premia i forti e punisce i deboli.

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Decreto “interpretativo”

6/03/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Lo hanno fatto, e Napolitano lo ha firmato.

Un salto indietro, in obbedienza alle leggi dei potenti e prepotenti.

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pubblicato in regionali 2010

Alfre’, areggime er posto

5/03/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Il Presidente Napolitano per ora ha detto NO. Berlusconi, nell’incontro di ieri sera, gli ha proposto un decreto che sposti di qualche giorno la data delle elezioni e consenta di riammettere tutte le liste escluse.

Napolitano ha detto pure “aspettiamo le sentenze dei TAR”, i tribunali regionali che stanno vagliando, in Lombardia e nel Lazio, l’ammissibilità o meno delle liste nella prossima competizione elettorale. Cosa possiamo aspettarci da queste sentenze, a soli 23 giorni dal voto?

Ipotesi 1: tutte le liste vengono riammesse. Si tratta di una possibilità ritenuta assai improbabile.

Ipotesi 2: in Lombardia viene esclusa la lista Formigoni e con essa tutte le liste apparentate; nel Lazio viene esclusa la sola lista del Pdl. In questo caso, in Lombardia gli elettori del centro destra si troverebbero privi dei partiti di riferimento da votare, mentre nel Lazio potrebbero far convergere i loro voti sulle liste della candidata Polverini e degli altri partiti apparentati.

Ipotesi 3 (data per probabile questa mattina da diversi commentatori): la lista Formigoni in Lombardia viene riammessa, dunque in quella regione gli elettori del Pdl avrebbero il loro candidato da votare. Nel Lazio, invece, viene confermata l’assenza della lista Pdl dalla provincia di Roma per mancata presentazione ma restano tutte le altre di sostegno a Renata Polverini.

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Tutti e tre questi scenari hanno una sola e unica causa: la superficialità e l’arroganza di coloro che avrebbero potuto e dovuto rispettare la legge e non lo hanno fatto, confidando nella possibilità di “sistemare” le cose nel solito modo, aggirandola o cambiandola come gli fa più comodo. E il risultato è che, ancora una volta, non si discutono problemi e soluzioni che partiti e candidati propongono ai cittadini e gli elettori vengono ridotti a spettatori.

Il risultato è che non si parla degli sviluppi dell’inchiesta sulla protezione civile o delle limitazioni alla libertà cui è sottoposta l’informazione della Rai.

In tutti i casi, le grida sconnesse che provengono da molti esponenti della destra, “rapina”, “siamo pronti a tutto”, “daremo una prova di forza”, dovrebbero rivoltarsi contro quei signori dei loro partiti le cui faccione ancora campeggiano sui muri delle nostre città.

Quelli che hanno già speso decine e decine di migliaia di euro per assicurarsi un seggio in consiglio regionale continuando a fare da lì i propri interessi e non certo quello dei cittadini che li avrebbero votati; quelli che li manovrano, finanziando le campagne elettorali loro e quelle dei candidati presidenti: è dedicata a loro la legge che pensano di partorire. E con loro se la dovrebbero prendere gli elettori del centro destra eventualmente impossibilitati a votarli.

Siamo alle solite: in questo Paese, per alcuni, il rispetto della legge è un optional. In fila ci sta sempre qualcun altro: loro c’hanno di meglio da fare.

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Leggine “ad listam” e candidati fuori dai giochi

2/03/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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In attesa di conoscere se avranno l’arroganza di propinarci un decreto salva-lista con annesso rinvio delle elezioni regionali nel Lazio, val la pena interrogarsi sui pensieri che staranno attraversando le fronti di quei candidati del Pdl che nei giorni scorsi campeggiavano sui nostri muri.

Già, perché i veri esclusi, ancor più della lista, sono loro: i vari Palozzi, Mattei, Luzzi, Terranova e l’impareggiabile Celori insieme a tanti altri.

Pensate a tutti i quattrini che hanno già speso solo per devastare le nostre città con i manifesti abusivi e come devono sentirsi non avendo più la possibilità di correre per essere eletti.

Cari blogger del Coordinamento Blog anti-degrado, se non altro potremo sperare di avere un po’ meno di lavoro da fare…

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Le regole elettorali e la lista del Pdl nel Lazio

28/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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La dinamica dei fatti è ormai chiara, come documentato da varie fonti (Corriereweb, ilsalvagente): la documentazione completa per la presentazione della lista del Pdl alle prossime elezioni regionali nella provincia di Roma è arrivata in ritardo rispetto al termine ultimo fissato alle 12.00 di ieri, 27 febbraio 2010.

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Non mi appassiona conoscere le ragioni per le quali il maggiore partito che sostiene la candidata Polverini sia incorso in tale pasticcio: incapacità, sprezzo delle regole, regolamento di conti interno.

Mi pare anche irrilevante discutere ora sulla legittimità o funzionalità delle regole che presiedono il corretto esercizio di un diritto democratico come le libere elezioni. Queste regole esistono, non si possono cambiare in corso d’opera e tutti siamo vincolati a rispettarle, anche coloro che le criticano.

Stupisce perciò l’appello rivolto da Renata Polverini e Gianni Alemanno al Presidente Napolitano, dove si sostiene: “riteniamo che vada in ballo la democrazia se si ostacola la presentazione di una lista che falserebbe tutti i risultati delle elezioni regionali”. Qua nessuno ha ostacolato nulla e ridurre le regole di presentazione delle liste a un “fatto burocratico” è un sintomo pericoloso di arroganza che una candidata alla presidenza della regione dovrebbe evitare.

Centinaia di migliaia di giovani in Italia presentano ogni anno pile di documenti per partecipare a concorsi nei quali ripongono, spesso a ragione, men che esigue speranze; tante imprese oneste partecipano a gare delle quali si conoscono i vincitori prima che vengano aperte le buste delle offerte; milioni di cittadini si sottopongono al calvario delle domande a uffici pubblici privi di siti internet e ostili all’autocertificazione. Ma lo facciamo, rispettosamente e in silenzio, anche quando ci vorrebbe una rivolta popolare.

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Da più parti si invoca già una “soluzione politica” che non escluda il Pdl dalla competizione elettorale nel Lazio. Io preferisco battermi e vincere gli avversari sui programmi e gli impegni che ogni partito e candidato assume con gli elettori.

Ma facciano attenzione i partiti (e conservi la sua autonomia di giudizio l’Ufficio centrale regionale del Lazio presso la Corte d’Appello) a non sommare un pasticcio a un altro: la disaffezione di tante persone verso i partiti e la politica risulterebbe ulteriormente motivata da un escamotage che ancora una volta salverebbe il più forte.

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Le assoluzioni del tg1

26/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Lifting, ma solo per il blog

22/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Abbiamo rinnovato il mio blog.  Mi hanno aiutato gli amici di nois3lab che condividono le comuni battaglie per la rete libera, emettendo una fattura al salato prezzo di 1 euro.

Da oggi parte il tam tam in rete e sono attivi nuovi strumenti di partecipazione: condividete i contenuti del blog se vi sembrano degni, se avete un account su Facebook diventate fan della mia pagina pubblica (il mio profilo è quasi saturo) e se usate Twitter seguitemi anche là. Grazie.

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Io non stamperò né attaccherò manifesti elettorali

21/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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A dir la verità non li ho mai sopportati, quei faccioni che incombono sui marciapiedi e all’ennesimo strato sembrano volerti sopraffare.

Quello visibilmente ritoccato della signora di mezza età, quello con il bambino in braccio, quell’altro che ammicca a farti complice di chissà quali segreti: tutti con la comune caratteristica di essere simboli dello sperpero di quattrini tipico dell’attuale panorama politico.

Un orrore, anche quando sono incollati negli spazi regolari.

Se poi vengono piazzati in ogni dove, contravvenendo alle leggi e imbrattando le nostre città e paesi, ben vengano i “cittadini stacchini”: iniziativa encomiabile partita da alcuni blog (06blog.itDegrado Esquilino, Riprendiamoci Roma) che ha riscosso successo e sollecitato finalmente l’intervento del Comune. Staremo a vedere, noi continuiamo a vigilare, fotografare e… staccare.

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Anche perché, nel frattempo, dentro il decreto “mille proroghe” alcuni parlamentari della Lega hanno infilato un emendamento per evitare la multa a chi attacca negli spazi abusivi.

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Trasparenza: iniziamo a praticarla

18/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Penso che non si possa chiedere ad altri ciò che non si è pronti a fare per primi. Perciò, se vogliamo iniziare a ripulire la politica dal malaffare una buona regola sarebbe quella di chiedere ai candidati il rispetto di qualche semplice regola di trasparenza su loro stessi.

Barack Obama, per esempio, ha chiesto ai suoi aspiranti collaboratori di compilare un questionario contenente informazioni dettagliate su esperienze, situazione economica, proprietà.

L’ho copiato, adattato alle norme e alle istituzioni italiane e l’ho compilato; ora è on line visionabile da chiunque, corredato da allegati e informazioni supplementari. Basta cliccare qui.

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Bavaglio

10/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Ti illudi che il limite sia stato raggiunto, ma ecco che ti tramortisce l’ennesima mazzata: il voto della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai di ieri sospende i programmi di approfondimento politico per un mese prima del 28 marzo, data delle elezioni regionali. Composte e ben spartite tribune elettorali oppure ciccia.

Facciamole nelle piazze, scriveva ieri sera un amico su Facebook; proposta da considerare, data la diffusione di Internet e banda larga in Italia.

Mi pare la giornata giusta per riguardarsi questo:

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