se sei anche tu un cervello fertile portami sul tuo blog

Lifting, ma solo per il blog

22/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Abbiamo rinnovato il mio blog.  Mi hanno aiutato gli amici di nois3lab che condividono le comuni battaglie per la rete libera, emettendo una fattura al salato prezzo di 1 euro.

Da oggi parte il tam tam in rete e sono attivi nuovi strumenti di partecipazione: condividete i contenuti del blog se vi sembrano degni, se avete un account su Facebook diventate fan della mia pagina pubblica (il mio profilo è quasi saturo) e se usate Twitter seguitemi anche là. Grazie.

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07. Internet libero nei contenuti e nell’accesso

22/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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La rete deve essere libera, aperta e accessibile a tutti. La circolazione e condivisione della conoscenza oggi dipendono in larga parte dalle libertà digitali. La Regione può esercitare anzitutto una funzione di esempio: adottando protocolli aperti o con licenze copyleft per il software e per la documentazione archiviata nei siti dell’amministrazione, finanziando e premiando quei soggetti che fanno altrettanto, promuovendo la diffusione di tali modalità presso tutti i propri interlocutori. Va avviata un’ampia campagna di alfabetizzazione che abbatta il divario culturale (ostacolo fondamentale alla diffusione di Internet) e renda consapevoli delle potenzialità offerte dalle reti sociali e dagli strumenti di informazione e ricerca che il web libero consente. La pubblica amministrazione dovrà adeguarsi per prima promuovendone l’utilizzo da parte di tutti i soggetti con cui è in rapporto. Contestualmente alla realizzazione dei piani infrastrutturali per la diffusione della banda larga, si può investire in interventi efficaci e poco onerosi come la realizzazione ed estensione delle reti wi-fi su cui si è impegnata la Provincia di Roma con il suo programma “Wi-Fi e ZeroDigitalDivide“.

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Bavaglio

10/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Ti illudi che il limite sia stato raggiunto, ma ecco che ti tramortisce l’ennesima mazzata: il voto della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai di ieri sospende i programmi di approfondimento politico per un mese prima del 28 marzo, data delle elezioni regionali. Composte e ben spartite tribune elettorali oppure ciccia.

Facciamole nelle piazze, scriveva ieri sera un amico su Facebook; proposta da considerare, data la diffusione di Internet e banda larga in Italia.

Mi pare la giornata giusta per riguardarsi questo:

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Qualcuno ci prenderà per pazzi

7/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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Ma fermatevi a pensare per un momento cosa può significare equiparare qualsiasi contenuto di video informazione che viaggia nella Rete alle regole delle emittenti televisive. Riepilogate nella vostra mente ogni video che avete visto scorrere sul vostro schermo: le risate per qualche servizio beffardo, l’indignazione per un pezzo di denuncia, la gioia per aver appreso informazioni che nessun telegiornale o talk show vi racconta.

Ecco, ora pensate alla possibilità che questi contenuti siano disponibili a un prezzo così alto, per la libertà di chi li ha fatti circolare finora, da non essere, di fatto, più utilizzabili.

Se venisse approvato il decreto Romani la conseguenza sarebbe di trasformare la Rete in una grande Tv, come suggerisce Guido Scorza.

Così Enzo (video qui sotto) e Claudio hanno pensato di appellarsi a Mr. Obama. E il 20 febbraio alle 16 ci troveremo a piedi scalzi, incatenati e bendati, davanti all’ambasciata degli Stati Uniti a invocare il Presidente perché salvi la Internet italiana:

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Libera rete in libero Stato

18/12/2009  |  pubblicato da luisacapelli

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Da ultimo ci si è messo il presidente del Senato: “Facebook è peggio che negli anni ’70”, uscendo da un Consiglio dei ministri nel quale si è solo rinviato un provvedimento di legge che in rete dovrebbe “sanzionare chi supera determinati limiti”.

La lista è lunga, e la “Carta dei cento per il libero WiFi” che abbiamo firmato neppure un mese fa, invocando che non fosse prorogato anche quest’anno il decreto Pisanu, sembra lontanissima dalla tempesta che tormenta la rete in questi giorni.

Ma non è che prima si stesse meglio.
Gli 800 milioni destinati alla banda larga desparecidi, i disegni di legge della maggioranza che giacciono in Parlamento e che mirano tutti a ridurre e controllare le libertà di espressione in Internet (Carlucci contro l’anonimato, Lussana per il “diritto all’oblio”, Pecorella e Costa sull’estensione ai blogger delle norme sulla stampa, Barbareschi con l’obbligo per i provider di controllare la circolazione dei contenuti), lo sventato emendamento D’Alia contenuto nel pacchetto sicurezza e l’obbligo di rettifica dell’incostituzionale decreto Alfano…
Tutti provvedimenti (qui lo stato dettagliato dell’arte) animati dall’ansia della sorveglianza e della punizione verso un luogo nel quale le idee (anche quelle strampalate o deprecabili) circolano in libertà.

Abbiamo pubblicamente iniziato il 14 luglio (in piazza, perché qui e altrove lo facciamo da un pezzo) e non ci stancheremo mai di ripeterlo: per la rete non servono “leggi speciali”, occorrono invece riforme che ne recepiscano la potenzialità innovatrice e ne garantiscano il libero dispiegarsi.

Internet è la nostra casa, la nostra biblioteca, il nostro bar e la nostra piazza: non vi consentiremo di metterle i lucchetti.

Per questo il 23 dicembre vi chiediamo di trovarci a Roma, in Piazza del Popolo, dalle 17.00 alle 19.00 e di condividere l’appello lanciato da Diritto alla rete e dall’Istituto per le Politiche dell’Innovazione insieme ad Alessandro Gilioli, Guido Scorza, il gruppo del Popolo Viola con Francesco Nizzoli e Emanuele Toscano, Pippo Civati, Gianfranco Mascia, Claudio Messora, Enzo Di Frenna, la sottoscritta e molti altri.

Aderite e condividete la pagina su Facebook, Libera rete in libero Stato.

Il testo del manifesto dell’iniziativa, in italiano e in inglese:

Libera Rete in libero Stato

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono.
Internet è libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.
Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.
Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.
Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.
Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.
Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.
Libera Rete in libero Stato.

Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell’assoluta mancanza di censura” (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shangai, 16 novembre 2009).

Free Internet in a free Country – Free Internet in a free Italy

The internet is a free space.
It is an endless place in which millions communicate, exchange ideas and grow.
The internet is freedom: it is the open space of the future, of horizontal communication, cultural diversity and economic innovation.
We cannot accept that pluralism and freedom in Italy be limited instead of broadened.
We cannot accept it because we believe that, in a free society, openess to others and to their ideas is a value of absolute importance.
We cannot accept it and are prepared to listen to the most repugnant of views.
We cannot accept it because Italy, a country ruled by a television tycoon, needs more than other nations the counterweight of a free and strong Network.
We cannot accept it because the internet is a human right.

Free Internet in a free Country
Free Internet in a free Italy

Arrivederci al 23!

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Luisa Capelli per le libertà digitali

31/05/2009  |  pubblicato da luisacapelli

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Quando abbiamo una buona idea non vediamo l’ora di condividerla con gli amici; se leggiamo un bel libro siamo felici di parlarne e prestarlo, lo stesso accade con un cd o con le foto che amiamo. Ora questo è tanto più facile poiché le parole, le musiche, le immagini compresse in formato digitale possono viaggiare da un computer all’altro, da una persona all’altra come alcuni fa sarebbe stato inimmaginabile.

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Chi tenta di arrestare questa straordinaria possibilità, in nome della tutela legittima degli autori, in realtà si muove in difesa dei propri interessi economici: quelli delle etichette musicali, delle grandi produzioni video e cinematografiche, delle multinazionali della comunicazione. Allora bisogna trovare sistemi efficaci per far sì che gli autori – artisti, scienziati, intellettuali – vedano riconosciuto il proprio lavoro anzitutto attraverso la possibilità di condividerlo, indipendentemente dallo sfruttamento commerciale che dalle loro opere può derivare. Le norme devono perciò corrispondere all’esigenza di preservare per tutti l’accesso alla conoscenza – un bene comune tra i più preziosi per l’umanità – resistendo a tentazioni protezionistiche in difesa di interessi particolari.

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Il Papa e l’ora di religione

26/04/2009  |  pubblicato da luisacapelli

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Ieri il Papa è tornato a parlare di insegnamento della religione nella scuola italiana, sostenendo che questo sia “un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno”.

Ora, sorvoliamo sul fatto che uno “spirito positivo di laicità” dovrebbe prevedere, a pari condizioni, il non-insegnamento di “religione” e quello di confessioni diverse dalla cattolica.

Passiamo anche sopra al fatto che nel 2009 sarebbero molti gli insegnamenti utili da introdurre o potenziare nei programmi scolastici al pari, se non al posto, della religione: non solo quelli “tecnici”, cui si ispiravano le “tre I” della Moratti (inglese, internet, impresa), quanto quelli in grado di preparare al mondo come è – geografia politica, lingue e culture dei paesi non occidentali, educazione ambientale, ecc.

Trascuriamo pure (se ci riesce, in questi tempi di magra) sul fatto che i circa 25.000 insegnanti di religione che lavorano nella scuola pubblica italiana, pur essendo scelti dalla Conferenza Episcopale Italiana, sono retribuiti dallo Stato, con un costo, nel 2001, di 620 milioni di euro, quasi il 2% della spesa per il personale scolastico (fonte Wikipedia).

Ciò che proprio non si può fare è fingere di non vedere quanto sia, per usare un eufemismo, scarsamente apprezzato da ragazze e ragazzi questo insegnamento. Sappiamo tutti che esso viene da loro considerato alla stregua di “un’ora di buco”: un’ora durante la quale, se va bene, si parla di qualche tema di attualità, ma per lo più non si fa nulla…

Partiamo dall’enorme risorsa rappresentata dalle energie e dalla disponibilità dei giovani di investire nello studio e nel sapere, per stabilire i curricola scolastici, piuttosto che fare gli interessi di poteri che dovrebbero conquistare nuove anime con ben altri strumenti.

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