07. Internet libero nei contenuti e nell’accesso

22/02/2010  |  pubblicato da luisacapelli

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La rete deve essere libera, aperta e accessibile a tutti. La circolazione e condivisione della conoscenza oggi dipendono in larga parte dalle libertà digitali. La Regione può esercitare anzitutto una funzione di esempio: adottando protocolli aperti o con licenze copyleft per il software e per la documentazione archiviata nei siti dell’amministrazione, finanziando e premiando quei soggetti che fanno altrettanto, promuovendo la diffusione di tali modalità presso tutti i propri interlocutori.

Immagine anteprima YouTube

Va avviata un’ampia campagna di alfabetizzazione che abbatta il divario culturale (ostacolo fondamentale alla diffusione di Internet) e renda consapevoli delle potenzialità offerte dalle reti sociali e dagli strumenti di informazione e ricerca che il web libero consente. La pubblica amministrazione dovrà adeguarsi per prima promuovendone l’utilizzo da parte di tutti i soggetti con cui è in rapporto. Contestualmente alla realizzazione dei piani infrastrutturali per la diffusione della banda larga, si può investire in interventi efficaci e poco onerosi come la realizzazione ed estensione delle reti wi-fi su cui si è impegnata la Provincia di Roma con il suo programma “Wi-Fi e ZeroDigitalDivide“.

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Proprietà intellettuale e condivisione della conoscenza

27/04/2009  |  pubblicato da luisacapelli

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Sono trascorsi pochi giorni dalla sentenza del processo a The Pirate Bay, uno dei maggiori siti di scambio di file via internet (qui un post interessante con successiva discussione).
Di copyright, file sharing, mp3 e pdf che circolano in rete si continua a parlare, non solo in Italia, quasi unicamente per affermare il diritto delle major discografiche o degli editori a difendere i propri interessi economici. Tornerò su questi argomenti; intanto, sottraendoci ai luoghi comuni del mainstream informativo, vi propongo una storia esemplare (passata quasi inosservata sulla stampa), che mostra come la condivisione della conoscenza abbia ben altra portata.

Ilaria Capua, una ricercatrice italiana che dirige il Centro di referenza per l’influenza aviaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, nel 2006, in piena “emergenza aviaria”, individua il virus africano della malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità le propone di entrare in un “club” di ricercatori che hanno accesso riservato a un database in cui vengono scambiati (ma solo tra coloro che ne fanno parte) i risultati delle ricerche. Consapevole dell’importanza della scoperta compiuta dal suo laboratorio, e degli effetti positivi che una sua circolazione rapida ed estesa può produrre nell’arresto della diffusione del virus, declina l’offerta dell’OMS e inserisce l’esito del suo studio in Genbank, un archivio digitale aperto (nel quale, cioè, le ricerche pubblicate sono di pubblico dominio, accessibili a chiunque, in particolare a tutta la comunità scientifica, senza limitazioni proprietarie o commerciali).
Nel 2007 la dottoressa Capua ha vinto il premio SciAm50 per la leadership in science policy assegnato dalla rivista “Scientific American” e nel 2008 figura tra le cinque “Revolutionary Minds” dell’anno per la rivista americana Seed Magazine.

A proposito di copyright e copyleft, proprietà intellettuale e condivisione della conoscenza il Parlamento europeo può fare molto, ne scriverò prossimamente. Intanto, chi vuole saperne di più, può leggere questo post di Arturo di Corinto e navigare tra i link che trova qui a fianco.

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