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	<title>Commenti per lcblog</title>
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	<description>editoria, conoscenza e altro</description>
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		<title>Commenti su Editoria a pagamento e&#8230; il mio outing di Carlo</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/12/14/editoria-a-pagamento-e-il-mio-outing/comment-page-1/#comment-8391</link>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 21:57:20 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao a tutti, mi inserisco nella discussione, provando a esporre il mio punto di vista.
Pubblicare a pagamento pone un problema di base. Se è vero che, se si hanno a disposizione i quattrini, non c&#039;è niente di male a spenderli per essere pubblicati, poichè si crede nella propria opera, è altrettanto vero che c&#039;è il rischio che i quattrini siano proprio l&#039;unica cosa che rende il tale libro pubblicabile. Provo a spiegarmi meglio. Se non riesco a laurearmi in nessun modo, posso fare tre cose: lasciar perdere, oppure darci sotto sinché sono sicuro di aver fatto tutto il possibile e anche di più, oppure, infine, se ho i quattrini &quot;comprarmi&quot; la laurea in qualche università a pagamento.
Ecco, ribaltiamo il discorso all&#039;editolria. I grandi o medi editori fanno parte di una specie di mafia, sono tutti baroni che affossano la cultura in nome del bieco commercio, e di letteratura non capiscono (quasi) niente? Allora pago e gliela faccio vedere io!
Poi, si ha voglia di dire che Camilleri, o Svevo, o mi sembra Kafka hanno cominciato pagando per essere pubblicati: è un modo per alimentare false speranze di chi non legge nemmeno un rigo scritto da altri e poi si lancia in romanzi che non valgono la carta nella quale sono stampati.
Troppo duro? forse. Però è un argomento che mi sta molto a cuore, questo dell&#039;editoria a pagamento, perché a mio avviso è in buona parte responsabile, attraverso il proliferare di autori di qualità infima, di un&#039;invasione di opere negli scaffali che poi rende veramente difficile emergere a chi invece ha talento, fa credere a chiunque che può diventare uno scrittore e quindi rende anche più difficile il rapporto con le case editrici &quot;normali&quot;.
Infine, due parole sulla chiarezza. Se un editore pubblica a pagamento, che lo dica forte e chiaro. tanto, chi ha intenzione di pagare per &quot;diventare scrittore&quot; pagherà ugualmente; gli altri non gli faranno perdere tempo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti, mi inserisco nella discussione, provando a esporre il mio punto di vista.<br />
Pubblicare a pagamento pone un problema di base. Se è vero che, se si hanno a disposizione i quattrini, non c&#8217;è niente di male a spenderli per essere pubblicati, poichè si crede nella propria opera, è altrettanto vero che c&#8217;è il rischio che i quattrini siano proprio l&#8217;unica cosa che rende il tale libro pubblicabile. Provo a spiegarmi meglio. Se non riesco a laurearmi in nessun modo, posso fare tre cose: lasciar perdere, oppure darci sotto sinché sono sicuro di aver fatto tutto il possibile e anche di più, oppure, infine, se ho i quattrini &#8220;comprarmi&#8221; la laurea in qualche università a pagamento.<br />
Ecco, ribaltiamo il discorso all&#8217;editolria. I grandi o medi editori fanno parte di una specie di mafia, sono tutti baroni che affossano la cultura in nome del bieco commercio, e di letteratura non capiscono (quasi) niente? Allora pago e gliela faccio vedere io!<br />
Poi, si ha voglia di dire che Camilleri, o Svevo, o mi sembra Kafka hanno cominciato pagando per essere pubblicati: è un modo per alimentare false speranze di chi non legge nemmeno un rigo scritto da altri e poi si lancia in romanzi che non valgono la carta nella quale sono stampati.<br />
Troppo duro? forse. Però è un argomento che mi sta molto a cuore, questo dell&#8217;editoria a pagamento, perché a mio avviso è in buona parte responsabile, attraverso il proliferare di autori di qualità infima, di un&#8217;invasione di opere negli scaffali che poi rende veramente difficile emergere a chi invece ha talento, fa credere a chiunque che può diventare uno scrittore e quindi rende anche più difficile il rapporto con le case editrici &#8220;normali&#8221;.<br />
Infine, due parole sulla chiarezza. Se un editore pubblica a pagamento, che lo dica forte e chiaro. tanto, chi ha intenzione di pagare per &#8220;diventare scrittore&#8221; pagherà ugualmente; gli altri non gli faranno perdere tempo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Editoria a pagamento e&#8230; il mio outing di admin</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/12/14/editoria-a-pagamento-e-il-mio-outing/comment-page-1/#comment-8242</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 19:21:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=2744#comment-8242</guid>
		<description>@antonio vigilante Mi pare che siamo d&#039;accordo. Le riviste sono un&#039;attività no profit, con il lavoro volontario della redazione e a volte con autotassazione per parte delle spese: questa per me è una forma di finanziamento.

@Luisa Ho parlato esplicitamente dell&#039;editoria di ricerca; la definizione &quot;ultraspecialistica&quot; mi spaventa un po&#039; poiché sottende la possibilità che, interessando una minoranza, tanto varrebbe farne a meno. Per esempio, oggi a lezione ho fatto l&#039;esempio di un libro di Judith Butler (una filosofa piuttosto nota, ormai anche in Italia) che ha venduto, nei primi tre anni dopo l&#039;uscita, poco più di mille copie. Con quel libro la Meltemi non è rientrata dei costi sostenuti per produrlo.
Detto questo, sono d&#039;accordo sul fatto che non debbano essere i traduttori a farsi carico (accettando compensi ridicoli) della difficoltà nel far quadrare i conti, soprattutto quando parliamo di libri che hanno diverse attese di vendita.

@Andrea Sono talmente d&#039;accordo che il problema sia di sistema che ho deciso di uscire dalla scena come competitor e provare a svolgere un altro ruolo, attraverso il lavoro all&#039;università e fuori.

@gigi capastìna Infatti: conoscere e discernere, perché è vero che all&#039;interno di quella lista ci sono differenze, ma è anche vero che in qualche misura tutti hanno quote di responsabilità nel mantenimento dello status quo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@antonio vigilante Mi pare che siamo d&#8217;accordo. Le riviste sono un&#8217;attività no profit, con il lavoro volontario della redazione e a volte con autotassazione per parte delle spese: questa per me è una forma di finanziamento.</p>
<p>@Luisa Ho parlato esplicitamente dell&#8217;editoria di ricerca; la definizione &#8220;ultraspecialistica&#8221; mi spaventa un po&#8217; poiché sottende la possibilità che, interessando una minoranza, tanto varrebbe farne a meno. Per esempio, oggi a lezione ho fatto l&#8217;esempio di un libro di Judith Butler (una filosofa piuttosto nota, ormai anche in Italia) che ha venduto, nei primi tre anni dopo l&#8217;uscita, poco più di mille copie. Con quel libro la Meltemi non è rientrata dei costi sostenuti per produrlo.<br />
Detto questo, sono d&#8217;accordo sul fatto che non debbano essere i traduttori a farsi carico (accettando compensi ridicoli) della difficoltà nel far quadrare i conti, soprattutto quando parliamo di libri che hanno diverse attese di vendita.</p>
<p>@Andrea Sono talmente d&#8217;accordo che il problema sia di sistema che ho deciso di uscire dalla scena come competitor e provare a svolgere un altro ruolo, attraverso il lavoro all&#8217;università e fuori.</p>
<p>@gigi capastìna Infatti: conoscere e discernere, perché è vero che all&#8217;interno di quella lista ci sono differenze, ma è anche vero che in qualche misura tutti hanno quote di responsabilità nel mantenimento dello status quo.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Editoria a pagamento e&#8230; il mio outing di gigi capastìna</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/12/14/editoria-a-pagamento-e-il-mio-outing/comment-page-1/#comment-8241</link>
		<dc:creator>gigi capastìna</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:43:17 +0000</pubDate>
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		<description>Quoto Andrea: &quot;Il problema reale e concreto è nel sistema libro che coinvolge editori, scrittori, librai, giornalisti, manager e lettori.&quot;

Detto così potrebbe sembrar voler dire tutto e niente, ma è sempre buona cosa avere un orizzonte complessivo davanti che sia ampio e con tutte le presenze ben illuminate in modo da poter distinguere anche le ombre. 

Nella fattispecie, poi, non credo che nemmeno le grandi aziende editoriali siano esenti da forme di sovvenzione, anzi; ho l&#039;impressione, semmai, che se dovessero campare solo di libri, sarebbero già fallite da un pezzo...

Stabilire le giuste proporzioni e saper distinguere, piuttosto; scorrendo la lista vedo Armando e Albatros sullo stesso piano... dico, siamo impazziti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quoto Andrea: &#8220;Il problema reale e concreto è nel sistema libro che coinvolge editori, scrittori, librai, giornalisti, manager e lettori.&#8221;</p>
<p>Detto così potrebbe sembrar voler dire tutto e niente, ma è sempre buona cosa avere un orizzonte complessivo davanti che sia ampio e con tutte le presenze ben illuminate in modo da poter distinguere anche le ombre. </p>
<p>Nella fattispecie, poi, non credo che nemmeno le grandi aziende editoriali siano esenti da forme di sovvenzione, anzi; ho l&#8217;impressione, semmai, che se dovessero campare solo di libri, sarebbero già fallite da un pezzo&#8230;</p>
<p>Stabilire le giuste proporzioni e saper distinguere, piuttosto; scorrendo la lista vedo Armando e Albatros sullo stesso piano&#8230; dico, siamo impazziti?</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Editoria a pagamento e&#8230; il mio outing di Andrea</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/12/14/editoria-a-pagamento-e-il-mio-outing/comment-page-1/#comment-8237</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 15:05:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=2744#comment-8237</guid>
		<description>Buonasera. Vorrei intervenire nella discussione per riportare alcune considerazioni e fare alcune domande.
Vi siete mai chiesti cosa spinge migliaia di persone - ogni anno in Italia escono 60.000 nuovi libri e di questi almeno 50.000 sono legati alla eap, all’editoria sostenuta e ad altre forme di editoria e finanziata da altri - a scrivere e poi desiderare di pubblicare un libro?
Avete mai provato a cercare di pubblicare un libro con le 40 case editrici più importanti d’Italia che muovono l’80% dei libri presenti in una libreria?
Le risposte le conoscete.
Il punto allora è questo. Grazie ad internet e una migliore informazione tutti oggi conoscono il mondo dell’editoria. Inoltre ricevono a casa note, contratti e quant’altro da parte di editori e possono informarsi, chiedere lumi, approfondire e scegliere di editare o di rimettere il manoscritto nel cassetto. Editare diventa quindi una scelta consapevole (esclusi gli incapaci di intendere e volere).
La lista è un ottimo luogo di analisi e mi dispiace che qualcuno si sia offeso ma rappresenta una realtà. Lista per altra molto scarna visto che mancano a mio parere altre decine di editori (alcuni molto famosi) che pubblicano saggistica a pagamento. Forse manca ancora coraggio ma capisco Linda Rando. Prendersela con i colossi risulterebbe ancora più pericoloso.
E vengo al punto.
La questione è annosa e la domanda è una sola: l’editore deve essere uomo di cultura tout court o uomo di finanza ed economia?
Purtroppo in Italia non è quasi possibile far conciliare le cose e avere uomini di mezzavia. Gli esempi sono molti. Tutti i grandi editori sono falliti. Casi come Einaudi, Rizzoli, Mondadori appartengono alla storia del libro in Italia. Eppure da una struttura come l’Einaudi è passata la cultura italiana. Ma è fallita comunque.
Allora in definitiva unendo i punti qual è il reale problema italiano? Le risposte sono molte.
Abbiamo troppi scrittori e pochi lettori; abbiamo pochissimi librai e molti commessi; abbiamo pochi critici letterari e molti giornalisti amici degli amici (io recensisco il tuo e tu il mio); abbiamo pochissimi editori liberi e molti legati alla borsa a doppia mandata; abbiamo una televisione che non parla di libri e non educa alla lettura; abbiamo l’idea che se un tizio qualsiasi passa in televisione poi venderà un libro; abbiamo troppa ombelicalità; abbiamo troppe gelosie che arrivano all’odio (seguite qualche blog dove si parla di Fabio Volo scrittore).
Insomma la domanda che vi faccio è questa:
ottima la pubblicazione della lista, ma forse pochi ricordano che Camilleri ha iniziato a pubblicare a pagamento con Lalli di Poggibonsi (e non solo) e oggi è famoso in tutto il mondo; quindi credo che l’eap sia un falso problema.
Il problema reale e concreto è nel sistema libro che coinvolge editori, scrittori, librai, giornalisti, manager e lettori.
Cosa ne pensate?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buonasera. Vorrei intervenire nella discussione per riportare alcune considerazioni e fare alcune domande.<br />
Vi siete mai chiesti cosa spinge migliaia di persone &#8211; ogni anno in Italia escono 60.000 nuovi libri e di questi almeno 50.000 sono legati alla eap, all’editoria sostenuta e ad altre forme di editoria e finanziata da altri &#8211; a scrivere e poi desiderare di pubblicare un libro?<br />
Avete mai provato a cercare di pubblicare un libro con le 40 case editrici più importanti d’Italia che muovono l’80% dei libri presenti in una libreria?<br />
Le risposte le conoscete.<br />
Il punto allora è questo. Grazie ad internet e una migliore informazione tutti oggi conoscono il mondo dell’editoria. Inoltre ricevono a casa note, contratti e quant’altro da parte di editori e possono informarsi, chiedere lumi, approfondire e scegliere di editare o di rimettere il manoscritto nel cassetto. Editare diventa quindi una scelta consapevole (esclusi gli incapaci di intendere e volere).<br />
La lista è un ottimo luogo di analisi e mi dispiace che qualcuno si sia offeso ma rappresenta una realtà. Lista per altra molto scarna visto che mancano a mio parere altre decine di editori (alcuni molto famosi) che pubblicano saggistica a pagamento. Forse manca ancora coraggio ma capisco Linda Rando. Prendersela con i colossi risulterebbe ancora più pericoloso.<br />
E vengo al punto.<br />
La questione è annosa e la domanda è una sola: l’editore deve essere uomo di cultura tout court o uomo di finanza ed economia?<br />
Purtroppo in Italia non è quasi possibile far conciliare le cose e avere uomini di mezzavia. Gli esempi sono molti. Tutti i grandi editori sono falliti. Casi come Einaudi, Rizzoli, Mondadori appartengono alla storia del libro in Italia. Eppure da una struttura come l’Einaudi è passata la cultura italiana. Ma è fallita comunque.<br />
Allora in definitiva unendo i punti qual è il reale problema italiano? Le risposte sono molte.<br />
Abbiamo troppi scrittori e pochi lettori; abbiamo pochissimi librai e molti commessi; abbiamo pochi critici letterari e molti giornalisti amici degli amici (io recensisco il tuo e tu il mio); abbiamo pochissimi editori liberi e molti legati alla borsa a doppia mandata; abbiamo una televisione che non parla di libri e non educa alla lettura; abbiamo l’idea che se un tizio qualsiasi passa in televisione poi venderà un libro; abbiamo troppa ombelicalità; abbiamo troppe gelosie che arrivano all’odio (seguite qualche blog dove si parla di Fabio Volo scrittore).<br />
Insomma la domanda che vi faccio è questa:<br />
ottima la pubblicazione della lista, ma forse pochi ricordano che Camilleri ha iniziato a pubblicare a pagamento con Lalli di Poggibonsi (e non solo) e oggi è famoso in tutto il mondo; quindi credo che l’eap sia un falso problema.<br />
Il problema reale e concreto è nel sistema libro che coinvolge editori, scrittori, librai, giornalisti, manager e lettori.<br />
Cosa ne pensate?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Editoria a pagamento e&#8230; il mio outing di Luisa</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/12/14/editoria-a-pagamento-e-il-mio-outing/comment-page-1/#comment-8236</link>
		<dc:creator>Luisa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:27:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=2744#comment-8236</guid>
		<description>Io sono una traduttrice di saggistica e non considero affatto normale adoperarmi per finanziare la pubblicazione. Trovo anzi triste che si contribuisca a diffondere l&#039;idea che il traduttore deve rimetterci di tasca propria (tariffe sempre più misere) e/o procacciare contributi a destra e a manca. Vero però che la saggistica che traduco io è destinata al grande pubblico, e per quanto ne so le copie che vende non si limitano affatto al centinaio. Se qui si tratta di saggistica ultraspecialistica, comunque, sarebbe bene chiarirlo un po&#039; meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono una traduttrice di saggistica e non considero affatto normale adoperarmi per finanziare la pubblicazione. Trovo anzi triste che si contribuisca a diffondere l&#8217;idea che il traduttore deve rimetterci di tasca propria (tariffe sempre più misere) e/o procacciare contributi a destra e a manca. Vero però che la saggistica che traduco io è destinata al grande pubblico, e per quanto ne so le copie che vende non si limitano affatto al centinaio. Se qui si tratta di saggistica ultraspecialistica, comunque, sarebbe bene chiarirlo un po&#8217; meglio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Editoria a pagamento e&#8230; il mio outing di antonio vigilante</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/12/14/editoria-a-pagamento-e-il-mio-outing/comment-page-1/#comment-8233</link>
		<dc:creator>antonio vigilante</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 07:41:41 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Riviste scientifiche... non si pubblicano senza un finanziamento su cui contare in partenza&quot;. 
Noi abbiamo fatto una rivista scientifica senza alcun finanziamento su cui contare, in questo modo: stampando poche copie cartacee per chi le desidera, con il print on demand, e mettendo il testo a disposizione gratuita on-line ed in formato ebook (pdf ed epub). Con questo sistema riusciamo a farci leggere da molte persone pubblicando quasi a costo zero (per le poche spese necessarie ci autotassiamo). La nostra stessa casa editrice pubblica altre riviste con sistema tradizionale: le spese di stampa vengono sostenute generosamente da una certa fondazione bancaria, che acquista la maggior parte delle copie e le regala; le riviste vengono lette da poche persone, per lo più poco interessate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Riviste scientifiche&#8230; non si pubblicano senza un finanziamento su cui contare in partenza&#8221;.<br />
Noi abbiamo fatto una rivista scientifica senza alcun finanziamento su cui contare, in questo modo: stampando poche copie cartacee per chi le desidera, con il print on demand, e mettendo il testo a disposizione gratuita on-line ed in formato ebook (pdf ed epub). Con questo sistema riusciamo a farci leggere da molte persone pubblicando quasi a costo zero (per le poche spese necessarie ci autotassiamo). La nostra stessa casa editrice pubblica altre riviste con sistema tradizionale: le spese di stampa vengono sostenute generosamente da una certa fondazione bancaria, che acquista la maggior parte delle copie e le regala; le riviste vengono lette da poche persone, per lo più poco interessate.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Pubblicare meno, pubblicare meglio. Lettera aperta a Marco Cassini di Tagli Capelli 2011</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/07/23/pubblicare-meno-pubblicare-meglio-lettera-aperta-a-marco-cassini/comment-page-1/#comment-7175</link>
		<dc:creator>Tagli Capelli 2011</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 22:11:49 +0000</pubDate>
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		<description>Io ho solo il kindle</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io ho solo il kindle</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Pubblicare meno, pubblicare meglio. Lettera aperta a Marco Cassini di luisacapelli</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/07/23/pubblicare-meno-pubblicare-meglio-lettera-aperta-a-marco-cassini/comment-page-1/#comment-7096</link>
		<dc:creator>luisacapelli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 17:12:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=2536#comment-7096</guid>
		<description>Caro Simone, grazie per l&#039;apprezzamento. 
Ho l&#039;impressione che il dibattito (provocatoriamente ma giustamente) riavviato da Marco Cassini vada sottratto alle semplificazioni che, oltre a distorcere la natura dei problemi, ostacolano serie analisi e impediscono l&#039;individuazione di possibili soluzioni.
Sul tema quantità vs qualità, per esempio, già i soli commenti qui di @Riccardo e tuo si muovono in direzione opposta: da una parte la quantità viene vista come una risorsa (comunque, e a maggior ragione in ambito digitale); dall&#039;altra, la proliferazione dell&#039;offerta viene letta come possibile sparizione nell&#039;indistinto. 
Da parte mia, sono sempre più convinta che non ci siano valide alternative all&#039;affrontare analisi e proposte in un&#039;ottica di sistema, per questo valuto positivamente il taglio politico che è stato dato ai documenti TQ e penso che le buone pratiche moltiplichino le loro potenzialità quando riescono a riflettere sul mondo e non agiscono solo a livello della risposta individuale.

@Riccardo (scusami per il ritardo del commento), su scuola e prestito degli ebook mi trovi d&#039;accordo (per quanto riguarda me, adotto per lo più testi reperibili on line in creative commons, liberi, gratuiti e leggibili su qualsiasi supporto).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Simone, grazie per l&#8217;apprezzamento.<br />
Ho l&#8217;impressione che il dibattito (provocatoriamente ma giustamente) riavviato da Marco Cassini vada sottratto alle semplificazioni che, oltre a distorcere la natura dei problemi, ostacolano serie analisi e impediscono l&#8217;individuazione di possibili soluzioni.<br />
Sul tema quantità vs qualità, per esempio, già i soli commenti qui di @Riccardo e tuo si muovono in direzione opposta: da una parte la quantità viene vista come una risorsa (comunque, e a maggior ragione in ambito digitale); dall&#8217;altra, la proliferazione dell&#8217;offerta viene letta come possibile sparizione nell&#8217;indistinto.<br />
Da parte mia, sono sempre più convinta che non ci siano valide alternative all&#8217;affrontare analisi e proposte in un&#8217;ottica di sistema, per questo valuto positivamente il taglio politico che è stato dato ai documenti TQ e penso che le buone pratiche moltiplichino le loro potenzialità quando riescono a riflettere sul mondo e non agiscono solo a livello della risposta individuale.</p>
<p>@Riccardo (scusami per il ritardo del commento), su scuola e prestito degli ebook mi trovi d&#8217;accordo (per quanto riguarda me, adotto per lo più testi reperibili on line in creative commons, liberi, gratuiti e leggibili su qualsiasi supporto).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Pubblicare meno, pubblicare meglio. Lettera aperta a Marco Cassini di Simone Ghelli</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/07/23/pubblicare-meno-pubblicare-meglio-lettera-aperta-a-marco-cassini/comment-page-1/#comment-7095</link>
		<dc:creator>Simone Ghelli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 12:00:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=2536#comment-7095</guid>
		<description>Cara Luisa, in poche righe sei riuscita a sintetizzare le mie stesse perplessità attorno al tema della decrescita: a me pare, avendo seguito il dibattito nel corso dell&#039;ultimo anno/anno e mezzo, che chi parla di qualità abbia già in mente certi editori e certi autori, e che su quelli intenda stabilire dei parametri di giudizio (la qual cosa mi fa orrore). Mi chiedo: ma con tutto quello che si pubblica, siamo sicuri che chi parla di scarsa qualità e di problemi di distribuzione, conosca davvero quello che esce dal sottobosco della piccola editoria? Forse dovremmo intenderci proprio su questo termine, ripartire dalle definizioni primarie, ancor prima di buttarsi nei problemi più generali...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Luisa, in poche righe sei riuscita a sintetizzare le mie stesse perplessità attorno al tema della decrescita: a me pare, avendo seguito il dibattito nel corso dell&#8217;ultimo anno/anno e mezzo, che chi parla di qualità abbia già in mente certi editori e certi autori, e che su quelli intenda stabilire dei parametri di giudizio (la qual cosa mi fa orrore). Mi chiedo: ma con tutto quello che si pubblica, siamo sicuri che chi parla di scarsa qualità e di problemi di distribuzione, conosca davvero quello che esce dal sottobosco della piccola editoria? Forse dovremmo intenderci proprio su questo termine, ripartire dalle definizioni primarie, ancor prima di buttarsi nei problemi più generali&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Pubblicare meno, pubblicare meglio. Lettera aperta a Marco Cassini di blog bookrepublic &#187; Blog Archive &#187; Compiti delle vacanze.</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2011/07/23/pubblicare-meno-pubblicare-meglio-lettera-aperta-a-marco-cassini/comment-page-1/#comment-7072</link>
		<dc:creator>blog bookrepublic &#187; Blog Archive &#187; Compiti delle vacanze.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 15:14:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=2536#comment-7072</guid>
		<description>[...] con il 50% di sconto su tutto&#8221;), e ripassando ogni tanto da Luisa Capelli, che ha promesso di raccogliere i link sul tema, o dalla sfliza di luoghi dove la gente sta iniziando a commentare. Mescolare piano [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] con il 50% di sconto su tutto&#8221;), e ripassando ogni tanto da Luisa Capelli, che ha promesso di raccogliere i link sul tema, o dalla sfliza di luoghi dove la gente sta iniziando a commentare. Mescolare piano [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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