<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: I libri, la Rete, la politica</title>
	<atom:link href="http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Apr 2010 09:14:38 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Di: luisacapelli</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1205</link>
		<dc:creator>luisacapelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 00:14:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1205</guid>
		<description>Ciao Massimo,
intanto ti ringrazio, aggiungendo che il tuo non è un punto di vista ingenuo, ma quello di un osservatore attento del mondo che usa intelligenza e buon senso per interpretarlo.
La tua esperienza maturata in campo musicale ti consente di vedere come quello stesso processo stia investendo l&#039;editoria libraria (per non parlare della stampa periodica) con lucidità.
E mi sembrano azzeccate le quattro tipologie in cui si possono schematicamente dividere oggi gli editori.

Nel mio post, oltre ai passaggi che tu riprendi efficacemente, 1) crisi dell&#039;editoria, 2) Internet (e libertà da garantire per la Rete), 3) e-book reader e gratuità dei contenuti, accennavo anche a un quarto punto.
Quando difendiamo la libertà della Rete non sempre pensiamo alla straordinaria potenzialità che essa ha per conservazione, circolazione e condivisione dei contenuti. 

Un recente studio pubblicato sul Finacial Times offriva una panoramica sulla composizione ideale di una biblioteca americana che contenesse tutto il pubblicato fino al 2008. 
Traduco i dati in percentuali: di tutte le opere pubblicate quelle fuori copyright assommerebbero a circa il 20%, le orfane (di cui non si conoscono gli autori) al 7-7,5%, quelle protette da copyright ma fuori catalogo (non stampate e non disponibili per i lettori) al 62%. 
Le opere soggette a copyright e contestualmente disponibili per i lettori sarebbero perciò poco più del 10% del totale. 

Un enorme patrimonio che potrebbe (e dovrebbe) essere di pubblico dominio, quasi il 90% del totale del sapere prodotto in forma di libro, potrebbe circolare liberamente in Rete senza alcun costo (o con costi bassissimi) per i lettori.
Certo, avremmo i costi di digitalizzazione di molte opere, quelli dei server che dovrebbero conservarli e renderli disponibili. Ma ti rendi conto di cosa stiamo parlando?
Le diatribe sui reader di e-book, sulla intramontabilità del supporto libro, sulla difesa della sopravvivenza commerciale degli editori mi sembrano davvero piccola cosa in confronto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Massimo,<br />
intanto ti ringrazio, aggiungendo che il tuo non è un punto di vista ingenuo, ma quello di un osservatore attento del mondo che usa intelligenza e buon senso per interpretarlo.<br />
La tua esperienza maturata in campo musicale ti consente di vedere come quello stesso processo stia investendo l&#8217;editoria libraria (per non parlare della stampa periodica) con lucidità.<br />
E mi sembrano azzeccate le quattro tipologie in cui si possono schematicamente dividere oggi gli editori.</p>
<p>Nel mio post, oltre ai passaggi che tu riprendi efficacemente, 1) crisi dell&#8217;editoria, 2) Internet (e libertà da garantire per la Rete), 3) e-book reader e gratuità dei contenuti, accennavo anche a un quarto punto.<br />
Quando difendiamo la libertà della Rete non sempre pensiamo alla straordinaria potenzialità che essa ha per conservazione, circolazione e condivisione dei contenuti. </p>
<p>Un recente studio pubblicato sul Finacial Times offriva una panoramica sulla composizione ideale di una biblioteca americana che contenesse tutto il pubblicato fino al 2008.<br />
Traduco i dati in percentuali: di tutte le opere pubblicate quelle fuori copyright assommerebbero a circa il 20%, le orfane (di cui non si conoscono gli autori) al 7-7,5%, quelle protette da copyright ma fuori catalogo (non stampate e non disponibili per i lettori) al 62%.<br />
Le opere soggette a copyright e contestualmente disponibili per i lettori sarebbero perciò poco più del 10% del totale. </p>
<p>Un enorme patrimonio che potrebbe (e dovrebbe) essere di pubblico dominio, quasi il 90% del totale del sapere prodotto in forma di libro, potrebbe circolare liberamente in Rete senza alcun costo (o con costi bassissimi) per i lettori.<br />
Certo, avremmo i costi di digitalizzazione di molte opere, quelli dei server che dovrebbero conservarli e renderli disponibili. Ma ti rendi conto di cosa stiamo parlando?<br />
Le diatribe sui reader di e-book, sulla intramontabilità del supporto libro, sulla difesa della sopravvivenza commerciale degli editori mi sembrano davvero piccola cosa in confronto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: massimo giuliani</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1204</link>
		<dc:creator>massimo giuliani</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 19:08:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1204</guid>
		<description>Ciao Luisa, intervengo un po&#039; in ritardo perché il tuo post è bello denso di questioni complesse che richiedevano di pensarci su. 
Una cosa che mi piace di quello che scrivi è che ti preoccupi insieme del futuro dei libri e della libertà di internet: non cadi, cioè, nel tranello di mettere in competizione le due questioni. Benissimo.
Ho amici che pubblicano per Meltemi e sono un lettore, perciò la conosco come una casa editrice colta e che cura autori e prodotti come poche. Inoltre è una delle poche che hanno una presenza in rete intelligente, al di là dei cataloghi on line.
La mia conoscenza diretta, invece, è limitata a una esperienza deprimente - un editore che dopo sei mesi dalla pubblicazione smise di occuparsi anche della mancanza di distribuzione, convinto che tanto la gente compra un libro in internet semplicemente perché c&#039;è - e una più recente e assai più soddisfacente: ma qua mi interessa la prima.
 
Ora la prendo alla lontana.
Prima di fare il mio mestiere e di diventare spettatore di quel che accade fra i libri, il mio settore di riferimento era la musica (vengo dal mondo delle radio private e dei programmi specializzati, sebbene amatoriali). Assisto solo in questi anni alla parziale soluzione di un problema che scaldava i dibattiti quando avevo vent&#039;anni.
L&#039;avvento del cd aveva reso ancora più tragica la questione della registrazione casalinga: con un pc potevi avere una copia pari pari del cd originale, mica come le pallide riproduzioni dei vinili su cassetta!
Attraverso le riviste del settore litigavo coi discografici che non capivano quello che stava accadendo e non conoscevano quel pubblico che, per passione, cercava di mettersi nello scaffale quattro cd avendone comprati due a un prezzo esosissimo. 
E poi - pianto e stridore di denti! - arrivarono internet e il file sharing.
Oggi l&#039;industria discografica comincia a capire Internet e a usarla: puoi scaricare una canzone a 99 centesimi. Non ti sveni ma nemmeno danneggi gli artisti. Ti scarichi un file di qualità audio garantita e non imbarchi virus. 
Certo, questa trasformazione ha richiesto a tutti un cambio di paradigma, per gli editori e per gli artisti (e per i commercianti che l&#039;hanno voluta capire): per dirne una, l&#039;&quot;unità di misura&quot; del prodotto musicale è tornata ad essere il singolo brano (come negli anni 50 e 60 e ai tempi belli del 45 giri: mica niente di nuovo, in fondo!) e non più il &quot;long playing&quot;. Accanto, il vecchio &quot;oggetto del desiderio&quot; - il cd - continua a vivere: però è soltanto una delle forme nelle quali si manifesta la musica. Nello stesso tempo questa torna ad essere disponibile anche per le tasche più in difficoltà, con nuove speranze per la sua diffusione. E con nuovi spazi di libertà per i prodotti &quot;non conformi&quot;: su i-Tunes ci sta Michael Jackson, ma anche l&#039;artista che si autoproduce con un budget domestico.
Oggi si può dire che quello che ha determinato tanti mal di pancia che si potevano evitare era il fatto che quella gente, invece di domandarsi &quot;se questo è quel che succede, come posso cambiare per starci dentro?&quot;, si domandava &quot;come posso fermare questo fenomeno che non conosco e che non so come governare?&quot;. E non si curava nemmeno di conoscerlo!
Ben felice, insomma, che da un&#039;editrice &quot;di carta&quot; arrivi una difesa autorevole come la tua per il mondo della rete.
 
Al momento mi pare di distinguere, nell&#039;editoria tradizionale, quattro realtà diverse:
- quelli che non capiscono la rete e se ne tengono a distanza;
- quelli che non capiscono la rete e la usano, male (non solo editori: pensa a quegli autori, tanti, che si fanno un account su Facebook e lo usano in maniera passiva, ti chiedono l&#039;amicizia senza nemmeno dirti perché e postano giusto la pubblicità delle presentazioni pubbliche del loro libro);
- quelli che cominciano a vedere le possibilità di una integrazione creativa con la rete;
- quelli che ci si buttano a capofitto.
 
In quest&#039;ultima ci metterei alcuni esperimenti interessanti di libri cartacei pubblicati anche gratuitamente on line che, in virtù di questa doppia presenza, hanno aumentato di parecchio le vendite in libreria. La prova che la versione scaricabile e gratuita non limita necessariamente le vendite: può anzi incoraggiarle!
Quel che accade nelle ultime due categorie, secondo me, dà un&#039;idea di come potrebbe essere (di come sarà) un mondo in cui la carta e il digitale lavoreranno insieme.
Penso alle possibilità (gratuite e facilissime da usare!) che il &quot;mondo piccolo&quot; della rete e dei social network offre per far conoscere un libro a un pubblico di intenditori. Penso al fatto che i blog sono diventati (lo dice bene Luca De Biase in &quot;Economia della felicità&quot;) un punto di riferimento per scegliere un libro da acquistare. Penso a quei blog che sono il prolungamento e la continuazione di un libro dello stesso autore. Penso anche a quei libri che leggi in pdf e poi dici &quot;tutto sommato è ben stampato, nello scaffale ci sta bene e in treno è più comodo: per dodici euro...&quot;.
 
Ora l&#039;e-book arriva a cambiare ancora una volta le carte in tavola: vediamo chi saprà stare al gioco con le nuove regole e saprà coglierle come un&#039;opportunità.
Ciao, Luisa, e grazie.
PS: se il mio ti sembra un punto di vista troppo ingenuo, fammi sapere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Luisa, intervengo un po&#8217; in ritardo perché il tuo post è bello denso di questioni complesse che richiedevano di pensarci su.<br />
Una cosa che mi piace di quello che scrivi è che ti preoccupi insieme del futuro dei libri e della libertà di internet: non cadi, cioè, nel tranello di mettere in competizione le due questioni. Benissimo.<br />
Ho amici che pubblicano per Meltemi e sono un lettore, perciò la conosco come una casa editrice colta e che cura autori e prodotti come poche. Inoltre è una delle poche che hanno una presenza in rete intelligente, al di là dei cataloghi on line.<br />
La mia conoscenza diretta, invece, è limitata a una esperienza deprimente &#8211; un editore che dopo sei mesi dalla pubblicazione smise di occuparsi anche della mancanza di distribuzione, convinto che tanto la gente compra un libro in internet semplicemente perché c&#8217;è &#8211; e una più recente e assai più soddisfacente: ma qua mi interessa la prima.</p>
<p>Ora la prendo alla lontana.<br />
Prima di fare il mio mestiere e di diventare spettatore di quel che accade fra i libri, il mio settore di riferimento era la musica (vengo dal mondo delle radio private e dei programmi specializzati, sebbene amatoriali). Assisto solo in questi anni alla parziale soluzione di un problema che scaldava i dibattiti quando avevo vent&#8217;anni.<br />
L&#8217;avvento del cd aveva reso ancora più tragica la questione della registrazione casalinga: con un pc potevi avere una copia pari pari del cd originale, mica come le pallide riproduzioni dei vinili su cassetta!<br />
Attraverso le riviste del settore litigavo coi discografici che non capivano quello che stava accadendo e non conoscevano quel pubblico che, per passione, cercava di mettersi nello scaffale quattro cd avendone comprati due a un prezzo esosissimo.<br />
E poi &#8211; pianto e stridore di denti! &#8211; arrivarono internet e il file sharing.<br />
Oggi l&#8217;industria discografica comincia a capire Internet e a usarla: puoi scaricare una canzone a 99 centesimi. Non ti sveni ma nemmeno danneggi gli artisti. Ti scarichi un file di qualità audio garantita e non imbarchi virus.<br />
Certo, questa trasformazione ha richiesto a tutti un cambio di paradigma, per gli editori e per gli artisti (e per i commercianti che l&#8217;hanno voluta capire): per dirne una, l&#8217;&#8221;unità di misura&#8221; del prodotto musicale è tornata ad essere il singolo brano (come negli anni 50 e 60 e ai tempi belli del 45 giri: mica niente di nuovo, in fondo!) e non più il &#8220;long playing&#8221;. Accanto, il vecchio &#8220;oggetto del desiderio&#8221; &#8211; il cd &#8211; continua a vivere: però è soltanto una delle forme nelle quali si manifesta la musica. Nello stesso tempo questa torna ad essere disponibile anche per le tasche più in difficoltà, con nuove speranze per la sua diffusione. E con nuovi spazi di libertà per i prodotti &#8220;non conformi&#8221;: su i-Tunes ci sta Michael Jackson, ma anche l&#8217;artista che si autoproduce con un budget domestico.<br />
Oggi si può dire che quello che ha determinato tanti mal di pancia che si potevano evitare era il fatto che quella gente, invece di domandarsi &#8220;se questo è quel che succede, come posso cambiare per starci dentro?&#8221;, si domandava &#8220;come posso fermare questo fenomeno che non conosco e che non so come governare?&#8221;. E non si curava nemmeno di conoscerlo!<br />
Ben felice, insomma, che da un&#8217;editrice &#8220;di carta&#8221; arrivi una difesa autorevole come la tua per il mondo della rete.</p>
<p>Al momento mi pare di distinguere, nell&#8217;editoria tradizionale, quattro realtà diverse:<br />
- quelli che non capiscono la rete e se ne tengono a distanza;<br />
- quelli che non capiscono la rete e la usano, male (non solo editori: pensa a quegli autori, tanti, che si fanno un account su Facebook e lo usano in maniera passiva, ti chiedono l&#8217;amicizia senza nemmeno dirti perché e postano giusto la pubblicità delle presentazioni pubbliche del loro libro);<br />
- quelli che cominciano a vedere le possibilità di una integrazione creativa con la rete;<br />
- quelli che ci si buttano a capofitto.</p>
<p>In quest&#8217;ultima ci metterei alcuni esperimenti interessanti di libri cartacei pubblicati anche gratuitamente on line che, in virtù di questa doppia presenza, hanno aumentato di parecchio le vendite in libreria. La prova che la versione scaricabile e gratuita non limita necessariamente le vendite: può anzi incoraggiarle!<br />
Quel che accade nelle ultime due categorie, secondo me, dà un&#8217;idea di come potrebbe essere (di come sarà) un mondo in cui la carta e il digitale lavoreranno insieme.<br />
Penso alle possibilità (gratuite e facilissime da usare!) che il &#8220;mondo piccolo&#8221; della rete e dei social network offre per far conoscere un libro a un pubblico di intenditori. Penso al fatto che i blog sono diventati (lo dice bene Luca De Biase in &#8220;Economia della felicità&#8221;) un punto di riferimento per scegliere un libro da acquistare. Penso a quei blog che sono il prolungamento e la continuazione di un libro dello stesso autore. Penso anche a quei libri che leggi in pdf e poi dici &#8220;tutto sommato è ben stampato, nello scaffale ci sta bene e in treno è più comodo: per dodici euro&#8230;&#8221;.</p>
<p>Ora l&#8217;e-book arriva a cambiare ancora una volta le carte in tavola: vediamo chi saprà stare al gioco con le nuove regole e saprà coglierle come un&#8217;opportunità.<br />
Ciao, Luisa, e grazie.<br />
PS: se il mio ti sembra un punto di vista troppo ingenuo, fammi sapere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luisacapelli</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1174</link>
		<dc:creator>luisacapelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 20:48:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1174</guid>
		<description>Ciao Elena.
Conosco bene le questioni cui ti riferisci.
Open access e proprietà intellettuale non si sovrappongono e vanno utilizzati strumenti e piattaforme diversi.
Nel mio post ci sono molti riferimenti per approfondire, comprese le modalità per dare visibilità e autorevolezza ai contributi depositati negli archivi aperti, come nel caso della ricercatrice che ho citato.
Si può fare, basta crederci e non pensare che a iniziare debba essere sempre qualcun altro.
Grazie e a presto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Elena.<br />
Conosco bene le questioni cui ti riferisci.<br />
Open access e proprietà intellettuale non si sovrappongono e vanno utilizzati strumenti e piattaforme diversi.<br />
Nel mio post ci sono molti riferimenti per approfondire, comprese le modalità per dare visibilità e autorevolezza ai contributi depositati negli archivi aperti, come nel caso della ricercatrice che ho citato.<br />
Si può fare, basta crederci e non pensare che a iniziare debba essere sempre qualcun altro.<br />
Grazie e a presto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Elena Franchini</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1173</link>
		<dc:creator>Elena Franchini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 19:35:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1173</guid>
		<description>[Mi scuso per questa duplicazione (ho già lasciato questo commento su FB) ma preferisco questo spazio di discussione, dove gli spazi e i tempi sono meno ristretti. Grazie, Luisa]

Il problema della proprietà intellettuale è molto complesso e meriterebbe un ulteriore approfondimento. Nel campo della ricerca scientifica, ad esempio, si assiste al dominio incontrastato di un ristretto oligopolio di grandi marchi editoriali (Elvevier, Springer e pochi altri) che dettano legge sul mercato e impongono alle biblioteche universitarie tariffe di abbonamento a costi insostenibili (questo vale per l&#039;editoria cartacea ma, ancor più, per l&#039;editoria elettronica). Per questa ragione si sta facendo strada (a dire il vero molto lentamente, soprattutto in Italia) il movimento per l&#039;accesso aperto alla conoscenza scientifica (Open Access) che invita i ricercatori a depositare una copia dei saggi/articoli frutto della loro ricerca in depositi istituzionali liberamente accessibili in Rete a tutta la comunità degli studiosi.
Il problema è che poi l&#039;attività scientifica di un ricercatore viene valutata in base al &quot;peso&quot; delle riviste sulle quali riesce a pubblicare i propri risultati: le riviste di maggior prestigio finiscono per dettare legge sul mercato, facendo leva su questo meccanismo perverso che gli stessi docenti/ricercatori non riescono a contenere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[Mi scuso per questa duplicazione (ho già lasciato questo commento su FB) ma preferisco questo spazio di discussione, dove gli spazi e i tempi sono meno ristretti. Grazie, Luisa]</p>
<p>Il problema della proprietà intellettuale è molto complesso e meriterebbe un ulteriore approfondimento. Nel campo della ricerca scientifica, ad esempio, si assiste al dominio incontrastato di un ristretto oligopolio di grandi marchi editoriali (Elvevier, Springer e pochi altri) che dettano legge sul mercato e impongono alle biblioteche universitarie tariffe di abbonamento a costi insostenibili (questo vale per l&#8217;editoria cartacea ma, ancor più, per l&#8217;editoria elettronica). Per questa ragione si sta facendo strada (a dire il vero molto lentamente, soprattutto in Italia) il movimento per l&#8217;accesso aperto alla conoscenza scientifica (Open Access) che invita i ricercatori a depositare una copia dei saggi/articoli frutto della loro ricerca in depositi istituzionali liberamente accessibili in Rete a tutta la comunità degli studiosi.<br />
Il problema è che poi l&#8217;attività scientifica di un ricercatore viene valutata in base al &#8220;peso&#8221; delle riviste sulle quali riesce a pubblicare i propri risultati: le riviste di maggior prestigio finiscono per dettare legge sul mercato, facendo leva su questo meccanismo perverso che gli stessi docenti/ricercatori non riescono a contenere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luisacapelli</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1171</link>
		<dc:creator>luisacapelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:22:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1171</guid>
		<description>Carlo,
grazie del commento.
Hai colto il nocciolo della questione: il passaggio da un mezzo all&#039;altro (libro di carta - libro elettronico) non è di per sé la soluzione dei nostri problemi, se la gestione della comunicazione e dell&#039;informazione viene lasciata ad operatori che (legittimamente) fanno i propri interessi. 
La Rete è uno strumento straordinario, e lo stiamo comprendendo, soprattutto attraverso un uso meno superficiale dei social network. Ma ne va garantita la libertà e vanno avviate, a tutti i livelli (amministrazioni, imprese, ecc.), pratiche di espansione della democrazia partecipativa al suo interno.
Questo obiettivo si può raggiungere solo se abbiamo chiaro in mente che ciò di cui stiamo discutendo è la rivoluzione del nostro tempo, osservazione che tu ripeti spesso.
Un caro saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo,<br />
grazie del commento.<br />
Hai colto il nocciolo della questione: il passaggio da un mezzo all&#8217;altro (libro di carta &#8211; libro elettronico) non è di per sé la soluzione dei nostri problemi, se la gestione della comunicazione e dell&#8217;informazione viene lasciata ad operatori che (legittimamente) fanno i propri interessi.<br />
La Rete è uno strumento straordinario, e lo stiamo comprendendo, soprattutto attraverso un uso meno superficiale dei social network. Ma ne va garantita la libertà e vanno avviate, a tutti i livelli (amministrazioni, imprese, ecc.), pratiche di espansione della democrazia partecipativa al suo interno.<br />
Questo obiettivo si può raggiungere solo se abbiamo chiaro in mente che ciò di cui stiamo discutendo è la rivoluzione del nostro tempo, osservazione che tu ripeti spesso.<br />
Un caro saluto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Carlo Anibaldi</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1170</link>
		<dc:creator>Carlo Anibaldi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:10:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1170</guid>
		<description>Ciao Luisa, come sempre i tuoi &#039;pezzi&#039; sono diretti, chiari e propositivi. In particolare oggi ho apprezzato il distacco e il pragmatismo di un&#039;analisi che avrebbe potuto invece essere &#039;di parte&#039; senza che per questo se ne perdesse, in buona parte, lo spessore. Ma della tua onestà intellettuale non necessitavano ulteriori conferme.
Hai pienamente colto, anche in questa occasione, il nocciolo del problema dei tempi, vale a dire che non si contrasta la crisi dell&#039;editoria con soluzioni aggressive e restrittive contro la cosiddetta &#039;pirateria&#039;. La difesa del &#039;frutto dell&#039;ingegno&#039; può e deve legittimamente essere fatta, ma non senza calarsi nel contesto reale e dunque abbandonando stereotipi &#039;antichi&#039;. I più avanzati fra gli intellettuali, artisti e musicisti hanno compreso che non si svuota il mare col cucchiaino e assecondano i fenomeni con lungimiranza. Il &#039;passaggio&#039; al digitale non è cosa soggetta a scelta da parte di chicchessia. Certo, si può andare col calesse da Roma a Salerno, anche oggi, volendo, ma è un&#039;offesa all&#039;intelligenza per compiacere un luogo romantico e anacronistico che nella nostra mente ancora ci affascina. Se poi, come in realtà accade, sono gli aspetti finanziari che dominano la scena, allora, a maggior ragione, è indispensabile abbandonare il calesse e inventare il motore a scoppio...meglio tardi che mai.
Come tu stessa hai sottolineato, le grandi major del settore, ma di ogni settore, tendono a conservare il potere acquisito su altre piattaforme per trasferirlo in questo terzo millennio....ma questo fa parte del gioco, non a caso sono diventate major. Credo che sia importante proporre e promuovere una legislazione adeguata, non tanto per la difesa dello statu quo, ovviamente, ma per garantire spazi alla pluralità e la diversificazione dell&#039;offerta in ogni piattaforma che la tecnologia, sempre più avanzata e capillarmente diffusa, metta a disposizione.
Ciao, a presto, Carlo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Luisa, come sempre i tuoi &#8216;pezzi&#8217; sono diretti, chiari e propositivi. In particolare oggi ho apprezzato il distacco e il pragmatismo di un&#8217;analisi che avrebbe potuto invece essere &#8216;di parte&#8217; senza che per questo se ne perdesse, in buona parte, lo spessore. Ma della tua onestà intellettuale non necessitavano ulteriori conferme.<br />
Hai pienamente colto, anche in questa occasione, il nocciolo del problema dei tempi, vale a dire che non si contrasta la crisi dell&#8217;editoria con soluzioni aggressive e restrittive contro la cosiddetta &#8216;pirateria&#8217;. La difesa del &#8216;frutto dell&#8217;ingegno&#8217; può e deve legittimamente essere fatta, ma non senza calarsi nel contesto reale e dunque abbandonando stereotipi &#8216;antichi&#8217;. I più avanzati fra gli intellettuali, artisti e musicisti hanno compreso che non si svuota il mare col cucchiaino e assecondano i fenomeni con lungimiranza. Il &#8216;passaggio&#8217; al digitale non è cosa soggetta a scelta da parte di chicchessia. Certo, si può andare col calesse da Roma a Salerno, anche oggi, volendo, ma è un&#8217;offesa all&#8217;intelligenza per compiacere un luogo romantico e anacronistico che nella nostra mente ancora ci affascina. Se poi, come in realtà accade, sono gli aspetti finanziari che dominano la scena, allora, a maggior ragione, è indispensabile abbandonare il calesse e inventare il motore a scoppio&#8230;meglio tardi che mai.<br />
Come tu stessa hai sottolineato, le grandi major del settore, ma di ogni settore, tendono a conservare il potere acquisito su altre piattaforme per trasferirlo in questo terzo millennio&#8230;.ma questo fa parte del gioco, non a caso sono diventate major. Credo che sia importante proporre e promuovere una legislazione adeguata, non tanto per la difesa dello statu quo, ovviamente, ma per garantire spazi alla pluralità e la diversificazione dell&#8217;offerta in ogni piattaforma che la tecnologia, sempre più avanzata e capillarmente diffusa, metta a disposizione.<br />
Ciao, a presto, Carlo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luisacapelli</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1168</link>
		<dc:creator>luisacapelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 09:28:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1168</guid>
		<description>Grazie Emiliano, anche per la diffusione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Emiliano, anche per la diffusione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Emiliano Morrone</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1167</link>
		<dc:creator>Emiliano Morrone</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 23:36:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1167</guid>
		<description>Cara Luisa,

hai fatto un&#039;analisi e delle proposte che condivido riga per riga. Posso pubblicare il tuo pezzo su &quot;la Voce di Fiore&quot;?

Un abbraccio, con sincera stima e ammirazione.

emiliano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Luisa,</p>
<p>hai fatto un&#8217;analisi e delle proposte che condivido riga per riga. Posso pubblicare il tuo pezzo su &#8220;la Voce di Fiore&#8221;?</p>
<p>Un abbraccio, con sincera stima e ammirazione.</p>
<p>emiliano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luisacapelli</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1166</link>
		<dc:creator>luisacapelli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 22:51:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1166</guid>
		<description>Ciao Ivano, 
sto benino, grazie.
Nell&#039;editoria scolastica in Italia la situazione è anche peggiore: di fatto esiste una sorta di cartello, che non a caso ha provocato un accertamento della guardia di finanza presso la sede dell&#039;Associazione Italiana Editori e successivamente una dichiarazione del Garante della Concorrenza e del Mercato:
http://www.agcm.it/agcm_ita/COSTAMPA/COSTAMPA.NSF/0af75e5319fead23c12564ce00458021/4f941c618bd7b8b5c12574400053e870?OpenDocument
Ma questo, se non ci limitiamo all&#039;Italia, è un minuscolo problema rispetto ai contenuti digitali nel loro insieme.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Ivano,<br />
sto benino, grazie.<br />
Nell&#8217;editoria scolastica in Italia la situazione è anche peggiore: di fatto esiste una sorta di cartello, che non a caso ha provocato un accertamento della guardia di finanza presso la sede dell&#8217;Associazione Italiana Editori e successivamente una dichiarazione del Garante della Concorrenza e del Mercato:<br />
<a href="http://www.agcm.it/agcm_ita/COSTAMPA/COSTAMPA.NSF/0af75e5319fead23c12564ce00458021/4f941c618bd7b8b5c12574400053e870?OpenDocument" rel="nofollow">http://www.agcm.it/agcm_ita/COSTAMPA/COSTAMPA.NSF/0af75e5319fead23c12564ce00458021/4f941c618bd7b8b5c12574400053e870?OpenDocument</a><br />
Ma questo, se non ci limitiamo all&#8217;Italia, è un minuscolo problema rispetto ai contenuti digitali nel loro insieme.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ivano</title>
		<link>http://www.luisacapelli.eu/blog/2010/01/27/i-libri-la-rete-la-politica/comment-page-1/#comment-1165</link>
		<dc:creator>Ivano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 19:41:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.luisacapelli.eu/blog/?p=1198#comment-1165</guid>
		<description>Ciao Luisa,
Spero tu stia bene....di salute almeno
Il commento è che se condivido quello ceh scrivi, da una parte, mi chiedo com&#039;è la situazione per i libri nelle scuole.
Fermo restando il pericolo delle grandi concentrazioni anceh su contenuti digitali, credo ceh il prtoblema che poni sia ancora e tanto amplificato!
grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Luisa,<br />
Spero tu stia bene&#8230;.di salute almeno<br />
Il commento è che se condivido quello ceh scrivi, da una parte, mi chiedo com&#8217;è la situazione per i libri nelle scuole.<br />
Fermo restando il pericolo delle grandi concentrazioni anceh su contenuti digitali, credo ceh il prtoblema che poni sia ancora e tanto amplificato!<br />
grazie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
